I Miserabili – Victor Hugo

I miserabili

Grazie moltissime per la lettura. Restiamo in “contatto” con un semplice click qui sotto. https://www.facebook.com/massimopiccoloofficial

Annunci

Rapunzel: altro che fiaba per scoraggiare le ragazzine a dare il primo bacio…

Il grande merito della Disney è stato quello di aver modernizzato le fiabe, non solo da un punto di vista estetico ma proprio nei contenuti. Pensate a Rapunzel. Hanno mantenuto l’idea straordinaria (che ritroviamo già nella versione del ‘600 del Basile), della ragazza che utilizza una sua dote, una sua particolarità, in questo caso i capelli (lunghi, bellissimi e forti), ma hanno eliminato tutta la retorica e la simbologia del premio alla ragazza che si sarebbe “conservata” per il Principe.

Rapunzel

Da non dimenticare che la versione fiorentina, Continua a leggere

Un’estate italiana di canzoni terribili. Piccola classifica delle rime e dei versi peggiori.

Colpa mia che stamattina ho ascoltato un po’ troppa radio in auto, ma qualcosa sulle hit e sulla deriva dei testi merita di essere detta.

Non è tanto la bruttezza delle rime, ma l’inconsapevolezza di quanto si sta dicendo o, meglio, la strafottenza, l’assoluta noncuranza, il trattare gli ascoltatori come minus habens pronti ad accettare tutto e, il vero dramma, sta nel fatto che hanno ragione loro.

L’aspirante orgettina.
“Altro festino, cervello nel frigo / Quanto sei figo / capisci che dico?”
Sinceramente no, non capisco cosa dici, non ho idea cosa voglia significare “cervello nel frigo” e poi, se pure fosse possibile mettere il “cervello in frigo” bisognerebbe comunque averlo un cervello.

amore-e-capoeira-ig-ketra-boomdabash-maxw-654

Il finto indie, finto provocatore, finto esistenzialista. Finto.
“Ma quanto è puttana / Questa felicità / Che dura un minuto / Ma che botta ci dà”.
Oddio quanto siamo scandalizzati! Che originalità! Caro Tommaso, l’unico imbarazzo è nella grammatica, scritta così sembra che ti piaccia farti dare “una botta” da una puttana. Contento te. Continua a leggere

90passiOnLine 3.L’IRRESISTIBILE RICHIAMO DI UN (PICCOLO) BACIO

Riuscire ad attirare l’attenzione dei passanti, in questo pezzo di strada della Pignasecca, antico mercato napoletano e margine estremo dei Quartieri Spagnoli, è un’impresa che a confronto Ercole avrebbe ricominciato le sue dodici dall’inizio altre tre volte. Immaginate una strada stretta, fiumane di persone a formare due opposte correnti e ripetute bancarelle (pesce, frutta, verdura e ogni altro ben di Dio) piazzate come scogli tra il marciapiede e la strada.

attilio

Radio, iPod, chiacchiere ad alta voce (e in almeno cinque lingue più una dozzina di dialetti diversi), sirene e clacson. Provate ora a pensare al modo di far sapere al mondo di potenziali clienti, che distratto e disinteressato sta passando accanto all’entrata, dell’esistenza del vostro locale. Continua a leggere

90passiOnLine-Il bancone delle meraviglie.

(brano tratto dal mio 90passi nella gastronomia napoletana del 2011)

A leggere l’insegna antichi sapori, si potrebbe pensare d’essersi imbattuti nell’ennesimo tentativo – spot pubblicitario – per attirare i numerosi turisti della zona.

antichi sapori

E invece qui, nel locale di Gennaro Acanfora le cose stanno in maniera completamente diversa, e non potevo trovare posto migliore per poter comprendere fino in fondo di quanto impegno, studio e innovazione ci vogliano per preservare gli “antichi sapori”, non nel loro lato esteriore, ma nella vera essenza, o come preferisce dire Gennaro, semplicemente “nel cuore”. Continua a leggere

Radici

 (questo brano è tratto dal mio 90passi nella gastronomia napoletana del 2011).

Ok. Poniamo il caso che siate appassionati di cucina tradizionale napoletana e abbiate deciso di passare un venerdì sera in un locale tipico, e che parlandone con gli amici qualcuno vi dica «stasera vi porto a mangiare in un posto che è una meraviglia, dove fanno una pasta e fagioli come ’a faceva mammà», o anche «vieni con me, l’altra sera mi sono arricriato con una pasta patate e provola che non mangiavo dai tempi di nonna mia». Bene. Nel caso la situazione sia messa più o meno come l’ho descritta fino a qui, ci sono due considerazioni da fare: la prima è che avete un amico napoletano (e questo potrebbe essere un bene) amante del folklore, visto che parla come un napoletano da macchietta (e questo è probabilmente un male); la seconda è che non state per andare a cena alla “Taverna dell’arte” (e questo è un vero peccato), rinunciando così ad una delle rare e preziose occasioni di gustare l’“arte della cucina napoletana”.

Taverna

Eh sì, perché grazie alla Taverna dell’arte ho subito la possibilità di spiegare la differenza che per me esiste tra il concetto di cucina casereccia (o peggio ancora, per certi versi, casalinga) e quello di cucina tradizionale; con la rara occasione di potermi liberare dalla cucina sinottica per approdare ai livelli più nobili di quella filologica. Continua a leggere

Omaggio alle Ostriche di Tony

Sette anni fa andava in stampa, commissionato (e pagato), dalla Newton Compton, ma uscito poi – per divergenze artistiche – con un altro editore, una mia guida sulla gastronomia napoletana. Adesso che i diritti sono scaduti e, vista la natura del testo non avrebbe senso una ristampa se non rifacendo il “viaggio” fatto allora, ho pensato di pubblicarlo sul mio blog. Magari a qualcuno potrà interessare. In ogni caso, è gratis.

Premessa.

anthony-bourdain.jpg

Una notte di due o tre anni fa, nello zappingare distratto da un canale all’altro aspettando che qualcosa simile al sonno vincesse la naturale difficoltà ad addormentarmi, capitò d’imbattermi in un signore newyorkese alto e magro che lanciava un servizio da una suggestiva spiaggia francese di mezz’autunno con la promessa che di lì a poco avrebbe raccontato il “sapore delle ostriche” della Provenza.

Continua a leggere